Medicina Classica Cinese e Medicina Tradizionale Cinese a confronto

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Ogni individuo è una creatura a sé. Questa è la base della Medicina Cinese nella sua visione Classica e più autentica. Per questo non possono esistere modelli di cura standardizzati per malattia, validi per ogni individuo secondo un programma che è asservito alla Medicina Occidentale e ne segue l’esempio.
È questa la grande differenza fra Medicina Classica Cinese (di marca squisitamente Taoista) e Medicina Tradizionale Cinese, creata ad hoc a partire dal 1949, per adattarsi ai modelli di trattamento standard propri degli algoritmi occidentali.

La Medicina Tradizionale Cinese è una semplificazione occidentalizzata per leggi di mercato della più ampia, completa, complessa ed affascinante Medicina Classica Cinese. Inoltre, contrariamente a quanto ritenuto, la Medicina Classica Cinese è molto più prossima della stessa variante semplificata occidentale fatta di schemi fissi e definita Medicina Tradizionale cinese, ad un raffronto con la più avanzata medicina moderna, basata sull’uomo e non sulla malattia.

Per quanto i concetti di salute e di malattia possano sembrare intuitivi a molti, l’analisi storica dei loro significati e contenuti, dimostra che una definizione scientificamente valida o soddisfacente non è per nulla semplice. Tutti gli esseri viventi conoscono, nel corso della loro vita, l’esperienza della malattia che è stata definita molto saggiamente “un’esperienza universale” ma, col variare della storia, il pensiero medico ha subito ampie modificazione non soltanto semantiche o lessicologiche sulla definizione di malattia e, per converso, su quello di salute.
Potremmo definire la salute un equilibrio fra uomo e ambiente e in questa definizione trovare un aggancio comune fra modello scientifico e modelli tradizionali. Quindi l’intera esistenza oscilla attraverso un elemento dinamico d’equilibrio uomo → ambiente che, se rotto, porta inevitabilmente dal benessere alla patologia. Se ci riferiamo agli elementi-base del pensiero medico occidentale (ovvero scientifico) e di quello che informa la medicina orientale (come espressone storicamente più eminente delle Medicine non Convenzionali-MNC-) non troviamo grandi differenze.

Per entrambi i metodi tutti gli organismi viventi che si ritrovano in un certo ambiente sono esposti ad innumerevoli influenze di ordine fisico, chimico e biologico. Per questo motivo le strutture e le funzioni si modificano incessantemente lungo l’arco della vita e, come proprietà prioritaria degli esseri viventi, si registra un adattamento funzionale alle influenze esterne garantita da sistemi, più o meno complessi, di “autocontrollo” e di “omeostasi. Quindi mentre la Medicina Tradizionale è una forma adattativa e riduttiva, la medicina Classica è una medicina “sacra”, intendendo con questo termine non contenuti di natura religiosa, ma una costante ricerca d’armonia fra microcosmo e macrocosmo, interiorità ed esteriorità, fra l’individuale ed il collettivo (sacer in latino indica il grado d’equilibrio raggiunto fra gli opposti).
Gli scopi della ricerca “sacra” o “tradizionale” sono quelli relativi alla comprensione dell’Uomo e dell’Universo, attraverso un’analisi millenaria degli elementi che condizionano il divenire umano ed i fenomeni naturali, secondo l’assioma antico tian ren he jie (“l’uomo ed il cielo rispondono alle stesse leggi”).

Ciò che noi cultori e studiosi e divulgatori della Medicina Classica Cinese vogliamo operare è un tentativo di guardare al presente con occhi diversi. La disciplina che applichiamo non solo contiene principi storicamente interessanti, ma consente, se applicata in modo critico e misurato ed individuale (non in base a schemi fissi validi per tutti), elementi di grande originalità che molto l’accomunano con gli indirizzi individualistici che la scienza medica attuale dovrebbe saper percorrere. Riscoprire e difendere antiche culture significa non ancorarsi al passato, ma percepire il presente con occhi e sensibilità più ampie, più profonde e diverse. Non più norma o regola, ma norme e regole individuali: una differenza sostanziale e di non trascurabile importanza. L’ultimo grande filosofo della medicina, Mirko Drazen Grmek, scomparso nel 6 marzo del 2000, ci ha lasciato un messaggio esemplare: per capire l’uomo e la sua sofferenza bisogna coglierne l’individualità che deriva, invariabilmente, dal contesto socio-culturale, storico e geografico in cui si sviluppa.

La sintensi del percorso storico-medico condotto da Grmek all’interno della civiltà occidentale e racchiuso nel concetto di “patocenosi”, ben si adatta ai contenuti filosofici che ispirano la Medicina Classica Cinese e non la Medicina Tradizionale: le malattie derivano da squilibri interagenti in modo non casuale ed irripetibile all’interno di ben precisi contesti sociali ed ambientali e, pertanto, l’esistenza dell’uomo è un equilibrio delicato e precario fra micro e macroambiente, realtà individuale-emotive e contesti ambientali.
Solo se comprenderemo che la cultura non è solo appannaggio degli umanisti e che cultura e scienza debbono procedere assieme, solo se sapremo approfittare di tecnica e bagagli culturali del passato, saremo davvero in grado di operare nella direzione più adeguata per alleviare le sofferenze dell’uomo malato.
Solo se il terapeuta saprà ricordarsi di questi valori “umanistici” e “culturali”, saprà fornire, come in passato, contributi alla conoscenza del mondo naturale e dell’ordine sociale. E noi ambiamo a formare questo tipo di terapeuta: nuovo perché capace di guardare all’individuo e non riciclato perché cambia una ricetta di farmaci con schemi fissi esterni (massaggio o agopuntura) o interni (dietetica, fitoterapia, Qi Gong) uguali per tutti.

Viviamo in un’epoca ipertecnologica e iperspecialistica, nella quale forme spettacolari di intervento sul vivente (biotecnologie) e sull’organismo umano (trapianti, ingegneria genetica) convivono con un diffuso analfabetismo sugli aspetti di fondo della regolazione del benessere psicofisico e della salute umana.
Questo analfabetismo moderno riguarda le persone, che sempre più vanno alla ricerca di un aiuto per affrontare in modo unitario malesseri e problemi fisici e psichici. La Medicina Classica Cinese, con la sua attenzione al singolo, al suo vissuto e alla sua narrazione, è una risposta dinamica a queste problematiche, non ingabbiata in schemi fissi e invariabili come accade invece per la Medicina Tradizionale Cinese che parlo solo di Organi Interni e dimentica che l’essenza del trattamento sta nei Meridiani e nel loro continuo mutamento.

Riconoscere, rintracciare e correggere questi mutamenti è il compito della nostra Scuola, basata sul Taoismo primigenio, ma capace di guardare anche ai progressi che operano altre scienze (psicologia, Psiconeuroimmunoendocrinologia, ecc.).
Va qui ricordato che Il Taoismo ha svolto un’importantissima funzione rispetto alla cultura cinese sia in termini di sviluppo scientifico che filosofico e umano: è interessante notare che in oriente, non solo in Cina ma anche in India e in altri paesi asiatici, la cultura medica e il pensiero filosofico-religioso non solo hanno la stessa origine ma vanno di pari passo nella loro evoluzione.

L’approccio sia in termini di diagnosi che di cura non è mai disgiunto, infatti, da una visione ampia dell’essere umano che viene considerato come unione di “corpo-mente” ed in costante relazione con l’universo naturale che lo circonda. L’osservazione e lo studio della dinamica esistente tra Cielo, Terra e Uomo è il vero scopo del Taoismo nel tentativo di spiegare, attraverso lo studio dei fenomeni naturali, il vero significato dell’esistenza. Secondo la Scuola Taoista (su cui noi fondiamo convincimenti, pratica e formazione) è che l principio di fondo, alla base dell’osservazione del mondo naturale, è costituito dalla realtà ineluttabile del mutamento: tutto cambia e si trasforma, nulla rimane identico a se stesso nel tempo.
Pertanto ogni trattamento, anche nello stesso individuo, deve cambiare a seconda del momento e non può radicarsi, come fa la Medicina Tradizionale Cinese, su schemi fissi, certo più semplici e rassicuranti, ma altrettanto certamente meno efficaci e veritieri.


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