Medicine non Convenzionali: generalità ed applicazioni in campo odontoiatrico

"L’avvenire della medicina è subordinato al concetto di uomo.
La sua grandezza dipende dalla ricchezza di questo concetto.
Anziché limitare l’uomo a certi suoi aspetti, deve abbracciarlo tutto quanto, cogliendo il corpo e lo spirito nell’unità della loro realtà"

Alexis Carrel.

Nel suo quotidiano confronto con la malattia e con tutto quello che questo rapporto comporta in termini di spesa pubblica e di costo sociale, la società odierna non può permettersi di trascurare le potenzialità preventive e terapeutiche delle cosiddette medicine non convenzionali, in un’ottica costante di massima integrazione con la scienza medica accademica.
È quanto è emerso sia dal I Convegno Nazionale “Informare per informarsi”, organizzato a Roma dalle testate specializzate “Il Nuovo Medico d’Italia” e “Salute Europa” in collaborazione con l’Adn-Kronos Salute, l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria e l’Associazione della Stampa Medica Italiana, nel 2001 (1), sia dal Convegno della FNOMCeO di Terni del 17 maggio 2002 (2).

Nel suo documento la FNOMCeO riconosce lo status di atto medico a una lista di nove discipline (agopuntura, omeopatia, medicina ayurvedica, medicina tradizionale cinese, antroposofia, chiropratica, omotossicologia, osteopatia e fitoterapia). Il documento interviene su un nodo centrale della pratica medica: quali sono i criteri in base ai quali scegliere le terapie con le quali assistere i pazienti.

Le motivazioni alla base della scelta della Federazione degli ordini dei medici hanno suscitato un dibattito, aperto dall’articolo Disordine dei medici. Quelle cure (troppo) alternative (su Il corriere della sera del 14 Giugno, 2002), in cui Giuseppe Remuzzi scrive: “la medicina è una sola. E risponde a criteri precisi: se una cura è stata sperimentata in modo rigoroso e funziona, sarà accettata e sarà medicina.” Indipendentemente da come si (auto)definisce. Le medicine complementari o non convenzionali (MNC o CAM, Complementary and Alternative Medicines, nella dizione prevalente negli USA) sono state definite come “un ampio gruppo di sistemi di cura della salute, di diagnosi e di terapia diversi da quelli normalmente inclusi nel sistema sanitario ufficiale (3)”.

Il termine di “medicina alternativa” va criticamente analizzato e discusso, per comprendere a fondo il selso e l’applicabilità nei contesti medici più avanzati. A molti questo acronimo non piace, sia perché si presta facilmente a creare un conflitto tra due mondi separati, sia perché favorisce la confusione con pratiche “alternative” che nulla hanno a che fare con la medicina. Oltre che di medicine alternative si è parlato in passato anche di “medicine eretiche”, accentuando ancor più il significato di trasgressione in esse contenuto, oppure di “medicine parallele”, di “medicine ecologiche”, oppure “non violente”, “dolci”, “biologiche” o, infine, “naturali” (4). Tutti questi aggettivi sono molto riduttivi e spesso alquanto folcloristici.

Le dizioni più usate a livello internazionale (nelle riviste scientifiche e nelle commissioni appositamente istituite dalle autorità sanitarie) sono quelle di “medicina complementare” o di “medicina non convenzionale” (5). Secondo Eisenberg, uno dei ricercatori in questo campo, si può vedere il tema in una prospettiva “storica”: “Pratiche che non sono riconosciute come corrette o appropriate e non sono conformi alle convinzioni o agli standard del gruppo dominante tra i medici (“medical practitioners”) in una determinata società (6)”.
Tuttavia, secondo l’O.M.S., tali concezioni potrebbero essere “fuorvianti”. Scrive la stessa organizzazione: “in alcuni Paesi, il riconoscimento legale della medicina complementare/alternativa è equivalente a quello della medicina allopatica: molti medici ed altri operatori sanitari sono abilitati a praticare entrambe le forme di medicina e per molti pazienti il primo livello di assistenza è una pratica di medicina complementare/alternativa (7)”.

Il termine “non convenzionale” è molto chiaro, ma esso ha un fondamentale punto debole, e cioè che è … provvisorio! Ciò che oggi è “non convenzionale” potrebbe un domani divenire “convenzionale”. Anzi, si può constatare che esiste già un’ampia area di pratiche mediche e terapeutiche “intermedie”: si pensi alla dietetica, alla psicoterapia, alle terapie termali, all’ipnosi medica, ad alcuni tipi di terapie manipolatrici come la chiropratica, alla reflessoterapia, all’ossigeno-ozono terapia, alle tecniche di rilassamento, agli oligoelementi, agli antiossidanti basati su estratti di piante, all’immunoterapia con estratti batterici in piccole dosi. Molte di queste pratiche sono in uso perché hanno dimostrato una certa efficacia pur senza che se ne possa garantire la piena scientificità.

Attualmente le MNC sono diffuse e utilizzate in tutto il mondo, pur con modalità diverse e con differenti gradi di tolleranza da parte delle istituzioni sanitarie. Anche in occidente esse sono utilizzate da ampi strati della popolazione per patologie ad alta prevalenza quali lombalgie e cervicalgie, allergie, astenia, artrite, cefalea, ipertensione, insonnia, depressione, problemi digestivi, broncopneumopatie varie (8, 9, 10).

Un rapido sguardo, poi, ai dati circa l’utilizzo delle MnC nei paesi avanzati. Sulla base delle pubblicazioni disponibili a livello internazionale (derivanti da tipologie di studi molto diversi, spesso di piccole dimensioni e non campionati), si stima che oltre un quarto della popolazione europea avrebbe fatto ricorso almeno una volta, nell’arco di un anno, a un tipo qualsiasi di terapia non convenzionale. Secondo tali ricerche il nostro Paese si situerebbe ai livelli più bassi dell’area Occidentale (il fra il 15 ed il 23,4% secondo i sondaggi ISTAT ed Eurispess del 1999-2003) e con una lieve flessione (pari al 10%) nell’ultimo periodo (dati ISTAT 2007).

Questi dati consentono di avere una prima fotografia della diffusione in Italia delle terapie non convenzionali. Sulla base dei dati raccolti attraverso le interviste condotte nell’ambito dell’indagine 1999-2000 sulle “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” saranno condotti degli ulteriori approfondimenti che consentiranno di correlare con maggiore precisione la prevalenza d’uso di queste pratiche nella popolazione italiana con le caratteristiche socio-economiche e sanitarie degli intervistati.

Circa il campo odontoiatrica vi sono evidenze circa l’impiego di agopuntura, fitoterapia, omeopatia in campo analgesico, nel bruxismo e, in generale, nella patologia del’Articolazione Temporo-Mandibolare e molti studi sono stati realizzati nel nostro paese proprio in questi ambiti clinici (Centro ATM dell’Università di Siena e SIDA) (11).
Ma il fatto più nuovo e importante, in campo medico e soprattutto odontoiatrico, è il tentativo (encomiabile e pionieristico) di alcuni Ordini (fra i primi L’Aquila) e istituzioni (Università di L’Aquila, Chieti, Roma, Siena), di realizzare percorsi formativi di integrazione fra medicina scientifica e complementare, al fine di creare nuovi ruoli professionali più adatti alle attuali richieste ed esigenze (12).

Va qui ricordato che, nel 2005, è stata isituita l’Associazione per le Medicine non Convenzionali in Odontoiatria (ANMCO) e, il 4 dicembre scorso, la Consulta per le MNC in campo Odontoiatrico, già accredita presso la FNOMCeO e il Ministero della Salute.
Oltre a ciò, vi sono oggi parecchi segni di una progressiva accettazione da parte delle istituzioni ufficiali e della comunità scientifica di quanto le medicine complementari possono offrire di positivo e cioè (13, 14):

  • i lavori pubblicati riguardanti tecniche complementari (agopuntura, omeopatia, fitoterapia, ecc.) su riviste scientifiche internazionali crescono di numero e di qualità; stanno uscendo nuove riviste che si interessano di questo campo e le pubblicazioni presenti sulle banche-dati internazionali sono in notevole aumento;
  • esiste già da dieci anni un gruppo internazionale (un centinaio di membri) il cui scopo è coordinare la ricerca nel campo dell’omeopatia e delle alte diluizioni (Group International de Récherche sur l’Infinitésimal);
  • le istituzioni di ricerca pubbliche si stanno aprendo a questo settore: la Comunità Europea ha lanciato un’indagine (progetto COST B4) al cui primo censimento hanno risposto 550 dei gruppi che fanno ricerca in medicina non convenzionale;
  • il Parlamento Europeo ha promulgato il 29/5/97 una risoluzione (A4-0075/97) sullo “Status of non-conventional medicine”, che invita la Commissione Europea a lanciare rigorosi studi sulla sicurezza e l’efficacia delle medicine di natura complementare o alternativa, nonché ad inserire nozioni di medicina complementare nei curricula universitari ufficiali;
  • il governo degli Stati Uniti ha istituito, presso i National Institutes of Health un ufficio specificamente dedicato allo studio delle medicine alternative (Office of Alternative Medicine);
  • i medicamenti omeopatici sono stati riconosciuti e la loro produzione e vendita regolamentate da recenti direttive europee, recepite anche in sede legislativa italiana;
  • in alcuni istituti universitari europei ed in molti istituti statunitensi si è iniziato a prendere in considerazione la medicina complementare (soprattutto agopuntura e omeopatia), almeno a livello di ricerca e di corsi informativi.

Anche se in Italia, rispetto agli USA e al resto d’Europa, si segnala un certo ritardo, non sono mancate iniziative degne di meritevole menzione. Fra queste il master di II livello istituito (nel 2006) dalla Cattedra ATM del Dipartimento di Scienze Odontonstomatologiche di Siena, l’istutuzione di uno specifico gruppo di ricerca fondato nel 2003 in seno alla Società Italiana Disfunzioni Temporo-Mandibolari (SIDA) e i numerosi eventi formativi della Commissione Odotontoiatrica e dell’Ordine dei Medici de L’Aquila, realizzati per volontà del due Presidenti, il dott. Vito Albano e il prof. Leonardo Giuliani, fra il 2003 ed il 2005: un corso semestrale accredito dal Ministero della Salute sull’omeopatia, un altro sulle MnC in campo odontoiatrico gnatologico, infine due congressi a carattere nazionale con la partecipazione dei maggiori esperti italiani del settore.

Se a ciò si aggiunge il corso triennale (con 60 crediti ECM) realizzato fra il 2000 ed il 2003 dalla stesso Ordine sulle generalità dell’omeopatia e le ripercusioni cliniche secondo la Medicina delle Evidenze, si vede che, nella nostra realtà ordinistica, la maturazione di una figura di “medico integrato” è in fase di avanzata definizione.

Referenze

  1. AAVV: Le medicine non convenzionali, primo Congresso a Roma, http://www.saluteeuropa.it/medicine/0008.htm, 2001.
  2. AAVV: Atti del Convegno La Professione Medica e Le Medicine non Convenzionali: Rischi e Opportunità, Ed. FNOMCeO, Roma, 2002.
  3. WHCCAMP: Commissione governativa per le medicine complementari e alternative degli USA, Final Report, http://www.whccamp.hhs.gov/finalreport.html, 2002.
  4. Pizzorno M., Murray T.: Trattato di Medicina Naturale, Voll I-II, Ed. Red, Como, 2002.
  5. Bianchi I., Pommier L.: Dizionario Enciclopedico di Omeopatia ed altre Bioterapie, Ed. Nuova Ipsa, Palermo, 2007.
  6. Eisenberg D.M., Davis R.B., Ettner S.L. et al.: Trends in alternative medicine use in the United States, 1990-1997: results of a follow-up national survey. JAMA, 1998, 280:1569-1575.
  7. WHO: Legal status of traditional medicine and complementary/alternative medicine: a worldwide review, Ed. World Health Organization, Geneva, 2001.
  8. Vickers A.: Recent advances: complementary medicine. Brit. Med. J, 2001, 321:683-686.
  9. Bellavite, P., Conforti, A., Lechi, A., Menestrina, F., Pomari, S. (Eds): Le Medicine Complementari. Definizioni, Applicazioni, Evidenze Scientifiche Disponibili, Ed. UTET-Periodici, Milano, 2000.
  10. Di Stanislao C.: Le MNC nel SSN, in Le Leggi dell’Ospedale di V. Sanfo, Ed. Verduci, Roma, 2000.
  11. Deodato F., Di Stanislao C., Giorgetti R.: L’Articolazione Temporo-Mandibolare, Ed. CEA, Milano, 2005.
  12. Di Stanislao C. (a cura di): Argomenti di Medicina. Il dialogo e l’integrazione fra culture e modelli, Ed. Fondazione Silone,L’Aquila-Roma, 2005.
  13. Merati L., Mantellini B.: La medicina complementare nella pratica clinica, Ed. Elsevier Masson, Milano, 2005.
  14. Mastrodonato F.: Medicina Biointegrata, Ed. Tecniche Nuove, Milano, 2001.

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