Vaccini ed altre questioni

vaccini

Mentre in Australia è stato appena approvato un programma scolastico per studenti dotati, che offre forme di esenzione da vaccinazione e sollecita gli studenti a evitare il Wi-Fi nelle scuole, sostenendo che i bambini dotati hanno “connessioni neurologiche extra” che li rendono più suscettibili a reazioni allergiche e Pat Slattery, il fondatore di WiseOnes, un popolare programma per studenti dotati, che lavorano nelle scuole dello Stato del Victoria, ha pubblicato sul suo sito web, che i bambini dotati hanno “sensibilità fisiologiche in più per il cibo o sostanze chimiche” e sono inclini a sviluppare reazioni negative per la salute, con le vaccinazioni; da noi, lo scorso 20 luglio, la Federazione degli Ordine dei Medici Chirurgi e Odontoiatri (Fnomceo), ha pubblicato un documento in cui si prende una posizione dura contro l’arretramento della cultura vaccinale nel nostro Paese e si afferma che: “Solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario, il medico può sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica”.

Sempre secondo il documento “i vaccini, che storicamente hanno subito attacchi inutili e dannosi, ora sono nuovamente contestati.
Questo, nonostante, “le terapie vaccinali hanno un ulteriore grande spazio di miglioramento. Basta ricordare le promesse delle vaccinazioni terapeutiche, dell’immunoterapia e dei vaccini che prevengono lesioni precancerose che aprono spazi enormi al miglioramento della salute”.

Sono in molti ad affermare che l’uso di internet, soprattutto, in cui prevalgono spesso informazioni contraddittorie, puo’ indurre l’utente anche piu’ colto all’ostracismo nei confronti dei vaccini.

Il popolo “antivax” che costituisce il fronte del ‘no’ alle vaccinazioni, naviga a lungo sul web e riceve una quantita’ di informazioni che finiscono con l’accavallarsi fra loro, generando confusione e spingendolo sempre piu’ a fare pollice verso.
Ma non solo internet è fra gli elementi ostracizzanti perche’ le ragioni che inducono al ‘no’ sono molteplici: irrazionalita’ diffusa per cui le dimostrazioni ragionevoli e scientifiche sembrano al contrario rafforzare le persone diffidenti nel preesistente pregiudizio; individualismo prevalente, che porta a dimenticare gli obblighi versa la collettivita’;crisi di autorevolezza dei medici e frustrazione che nasce da tante promesse non mantenute dalla medicina.

Ieri, la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), ha espresso il più vivo apprezzamento per la decisa posizione assunta dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e il presidente, Giuseppe di Maura ha dichiarato: ”il calo delle coperture vaccinali in età pediatrica al 24esimo mese che si è registrato nel 2014 per il secondo anno consecutivo richiede l’attenzione delle Istituzioni e di tutti i cittadini, e in particolare dei genitori che hanno la responsabilità dei loro figli. Si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate e della ripresa di altre, la cui incidenza si stava riducendo, che potranno colpire non solo i bambini che per decisione dei loro genitori non sono stati vaccinati, ma anche quelli che non hanno risposto alla vaccinazione o non possono essere vaccinati per motivi medici, o perché troppo piccoli, o che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale”.

Sempre ieri, il dott. Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), ha sottolinea la correttezza della presa di posizione della Fnomceo e commentato: “i medici devono sempre applicare la verità scientifica. Quindi è corretto il richiamo all’obbligo deontologico per tutti coloro che fanno parte della comunità medica del nostro Paese all’utilizzo di strumenti terapeutici indispensabili come i vaccini. La dimostrazione della loro efficacia fa parte delle evidenze scientifiche. E sono false, pretestuose e ingannevoli tutte le affermazioni utilizzate per contestarne la sicurezza”.

Ma non tutte le società medico-scientifiche sono d’accordo. Ad esempio La Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati (FIAMO), la Società Italiana di Medicina Antroposofica (SIMA) e la Società Italiana di Omeopatia e Medicina Intergata (SIOMI) chiedono alla Fnomceo di chiarire alcuni aspetti del documento sui vaccini ed in particolare che si “chiarisca di quali vaccini stia parlando; ovvero se si sta parlando di quelli obbligatori o di tutti quelli sul mercato nazionale.
In un documento congiuntgo le tre società Medico-Scientifiche affermano che occorre fare alcune precisazioni nell’interesse dell’indipendenza dalle logiche industriali, nel rispetto dei cittadini e della loro corretta informazione e nel rifiuto di ideologie e di desueti paternalismi in medicina.

In particolare:

  • i vaccini non sono innocui; essi possono avere effetti collaterali anche gravi che devono essere illustrati chiaramente ai cittadini prima della vaccinazione consegnando loro il foglietto di istruzioni affinché essi possano dare un reale consenso informato alla vaccinazione di se stessi o dei loro figli;
  • i danni prodotti dalle vaccinazioni sono sottostimati a causa di una irragionevole e pericolosa tendenza di alcuni medici a negarne la correlazione con il vaccino. Tale tendenza, che è lesiva del rapporto di fiducia indispensabile in medicina, allontana il cittadino dal medico vaccinatore e dai vaccini;
  • l’interesse della collettività non può annullare l’interesse del singolo individuo. E’ necessario rispettare la salute del singolo evitando pratiche come vaccinare bambini non in perfette condizioni di salute privilegiando le esigenze del calendario piuttosto che quelle richieste dalla situazione clinica del singolo individuo;
  • occorre instaurare una relazione chiara con il cittadino rinunciando a comportamenti paternalistici che non sono più accettabili in Medicina.

I medici omeopati ed antroposofici aderenti a tali Società Scientifiche, sottolineano che , la situazione attuale, che passa sotto silenzio è tale per cui una persona che abbia già contratto e risolto una malattia infettiva (es: rosolia o parotite) deve rivaccinarsi anche per quella malattia per potersi vaccinare, ad esempio, per il morbillo. Allo stesso modo una donna in età fertile non trova il vaccino monocomponente della rosolia.

Ugualmente, la vaccinazione quadrivalente è nella realtà della pratica quotidiana sempre una esavalente, per mancanza del vaccino specifico. Tali costrizioni, che hanno come unica giustificazione logiche commerciali, possono allontanare i cittadini dalle vaccinazioni compromettendo una valutazione responsabile e aprendo le porte alla diffidenza.

Alcuni esempi dalla attività clinica quotidiana bastano ad evidenziare la logica costrittiva non aderente alle esigenze di reale profilassi.

Sul campo della pratica clinica si gioca il rispetto della comunità e del singolo paziente, due aspetti che non necessariamente entrano in conflitto.
Gli strumenti terapeutici devono poter essere messi a disposizione nel modo adeguato e con le informazioni adatte per un concreto consenso informato.

Ma, intanto, già il 25 giugno scorso, i docenti universitari, i filosofi della scienza, i magistrati ed i medici intervenuti al convegno della Fnomceo “Vaccinazioni oggi”, hanno proposto una campagna-shock con immagini forti e crude come quelle dei malati di tumore sui pacchetti di sigarette o delle vittime degli incidenti nelle campagne per la sicurezza stradale, raffiguranti i bambini (e gli adulti) danneggiati dalle malattie infettive, per convincere gli italiani alla necessità delle vaccinazioni.
Nel corso di quel convegno (seme evidente dell’attuale documento della Fnomceo), tutti i relatori hanno ricordato l’ormai arcinota vicenda di Wakefield, l’ex medico inglese, poi radiato dall’Ordine, che diffuse, e non senza interessi economici personali, la falsa notizia del presunto legame tra vaccino per morbillo- rosolia – parotite e autismo. Il nesso è sempre stato smentito, da studi ed evidenze scientifiche, e negato anche da numerose sentenze della Magistratura. Ma periodicamente viene riportato in auge da vip non esperti interpellati in qualche trasmissione televisiva o da gruppi di antivaccinisti sui social.
Circa i dubbi relativi agli eccipienti, si è detto che il mercurio è stato ormai eliminato e circa l’alluminio usato come adiuvante, esso è si difficilmente smaltibile ma è presente in quantità minime: quello assunto con un vaccino è al massimo 4 mg, mentre quello ingerito in un giorno con latte materno ammonta a 10 mg, che salgono a 40 se il bambino è alimentato con i latti formula e a 120 con il latte di soia.

In quanto alle reazioni allergiche, “il rischio di svilupparne una con un vaccino è inferiore a quello di diventare presidente degli Stati Uniti”.

La questione resta comunque aperta e non è né l’unica né la più urgente questione su su cui la Fnomceo dovrebbe intervenire.
Come scrive il giovane psichiatra Mauro Converti al direttore del Quotidiano Sanità, la questione vera è che la responsabilità medica e la divulgazione della cultura medica in Italia non procedono ancora in parallelo e la presenza confusiva dei social media, quando già la televisione riesce a fare del suo peggio nel merito, riducendo la credibilità e la funzione educativa della classe medica. È chiaro a tutti il paradosso della gravità dell’obesità infantile rispetto agli scoop sui bambini denutriti con genitori vegani, oppure l’assenza di una legge contro la tortura in tutte le sue forme e l’effetto dell’assoluzione dei medici sul caso Cucchi o sul caso Diaz, o ancora la necessità di de-criminalizzare socialmente l’interruzione di gravidanza e la presenza di obiettori di “incoscienza”, e, sullo stesso tema, la polemica tra parti naturali vs surroga, mentre i parti cesarei sono abusati.

Chi scrive è convinto che dovremo lavorare ancora molto sulla comunicazione affrontando tutti i temi più caldi, senza perdere tempo, perché le dinamiche scientifiche e mediche siano a tutti chiare.
Questo vale anche per i medici in piena soggezione alla farmacopea industriale.
Un esempio sono i lavori sull’uso della ketamina negli etilisti, ma questa sostanza ha una specifica storia che passa attraverso il Vietnam e la de-criminalizzare dell’uso della Cannabis, una storia di uso come antidepressivo rapido, e con gli stessi fini con cui Freud usò la cocaina.

A leggere questa storia possono nascere dubbi e paradossi negli utenti ed occorre essere cauti nel circostanziare le informazioni.
Sono quindi d’accordo con Mario Converti che, da una parte finalmente è giustamente la Fnomceo reclama un ruolo per garantire tutte le opportune e necessarie vaccinazioni, dall’altra tace su altri temi incluso questo sulla presentazione di un Ddl contro le terapie riparative negli adolescenti, così come ha taciuto sulla questione della genitorialità Lgbt.
In qualche modo esistono temi condivisibili ed altri tabù, che ancora mettono a tacere anche la Fnomceo.
In definitiva, ogni discorso su questioni mediche è nazionale e finisce inevitabilmente su mass media e social medi, in mano a demagogia e politica, mentre la forza strutturale e la fiducia nella classe medica vengono meno.
Se la Fnomceo reclama un ruolo censorio sulla questione vaccini, insomma, deve anche discutere e prendere posizione su tutte le altre tematiche, che altrimenti diventano automaticamente cause iatrogene di violenza sulla popolazione intera o su alcune parti, proprio le più deboli.

L’effetto della violenza diretta e indiretta dei medici è una responsabilità di ogni collega e di ogni forma di organizzazione sanitaria, laddove siano i criteri scientifici a prevalere e non i pregiudizi e le dichiarazioni personali.

La mancata assunzione di questa responsabilità sulla comunicazione va ben oltre le fantasie di Ivan Illich in Nemesi Medica ed aprirebbero scenari futuri sempre più ambigui in cui il parere di un post su Facebook diventa già più condivisibile e popolare degli studi millenari in ambito sanitario.
Che Esculapio ci liberi dalle superstizioni e ci dia la possibilità di realizzare con forza programmi di comunicazione su mass media e social media sulla base di precise conoscenze scientifiche e con la chiara presa di posizione coerente a una discussione altrettanto scientifica a partire dalla Fnomceo.


* Carlo di Stanislao è Consigliere dell’Ordine dei Medici de L’Aquila. Coordinatore della Commissione sulle Medicine non Convenzionali. Direttore Scientifico de La Provincia Medica Aquilana. Responsabile della Segreteria Scientifica del Comitato Etico Interprovinciale delle ASL di Avezzano-Sulmona-L’Aquila e Teramo.

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