Xiao Zhen - Il Tesoro



Misterioso Ya
Mondi, culture, uomini, costumi



Presentazione


"Sorretta dalle ancelle,
languida e sinuosa,
fu accolta nuova nel tempo felice dei favori,
capelli a nube, viso di fiori,
d’oro i pendenti tremuli al passo"
Bo Juyi,
Canto dell’eterno rimorso, periodo Tang


Di molti ideogrammi antichi gli stessi studiosi di lingua cinese hanno perso il senso. Ya, ad esempio, era uno dei dodici simboli che ornavano i broccati[1] e le sete[2] delle vesti imperiali del periodo Tang (618-907 d.C.)[3], simbolo arcano che proveniva dalle dinastie precedenti (Shang, Qin, Han, Zhou, Sui) ma di cui si era già perso il vero, autentico significato. Accorti rinnovatori com’erano ma, al tempo stesso, molto legati alla tradizione, i Tang lo tennero come elemento di connessione col passato e beneaugurante per la Dinastia e per l’Impero. Profondi e illuminati amministratori, i Tang intrapresero riforme in campo economico, sociale, culturale, incentivarono gli studi e condussero la Cina verso una egemonia assoluta nel mondo asiatico, resistendo ai tentavi di incursione provenienti dalla Persia, dalla Siria, dalla Mongolia e dalla Turchia, sapendo custodire lo spirito autentico, pur nel rinnovamento, dell’antica tradizione cinese. Durante la dinastia Tang l’Impero Cinese raggiunse un’estensione senza precedenti (Tang significa non a caso "vasto"). Per la sua stabilità politica, la sua potenza militare, l’apertura allo scambio e al dialogo con mondi lontani, l’atmosfera culturale, l’Impero Tang fu considerato un esempio da imitare per tutti i popoli con cui entrò in contatto. Ancora oggi, l’epoca Tang è quella in cui la Cina contemporanea, aperta come non mai verso l’esterno, più ama rispecchiarsi.

Ecco il senso di questa nuova rubrica, che arricchisce il nostro “tesoretto” con vari contenuti, tutti ispirati a un'afflato culturale ampio e di confronto, innovatore e vario, ma sempre legato a due elementi contradditori e da unificare: tradizione e innovazione attraverso mondi, culture, personaggi e modi di essere.

Qui vogliamo dimostrare la nostra ferrea convinzione in base alla quale si possono tenere assieme i valori della modernità e quelli della tradizione, passando da un tema ad un altro, da un mondo e da una cultura ad un’altra, senza risultare confusi ma neanche troppo manichei.
Qualcuno fra i nostri "venticinque lettori" potrebbe obbiettare che qui si fa confusione, facile divulgazione e, in definitiva, populismo.
Secondo Lasch sono le ideologie del progresso che individuano nel populismo l'avversario da sconfiggere; la posta in gioco riguarderebbe la modernizzazione, con il libero dispiegarsi della vera emancipazione (anche culturale) e lo sviluppo di una produzione ideologica e anche letteraria, capace di rappresentare il pieno avvento della modernità, la sconfitta dei provincialismi, dei regionalismi, di ogni forma di localismo.
Ma il nostro reale obbiettivo, come quello di Alexander Herzen[4] è di conciliare l'autonomia della persona con una forma superiore di comunità umana, il che non significa che puntiamo a una sintesi irrealizzabile fra culture diverse, ma alla crescita di chi legga di queste culture e ne cerchi aspetti e valori profondi e innovativi. Contro un organicismo puramente organizzativo, come si vede oggi in vari siti e pubblicazioni sulle Medicine non Convenzionali, qui parleremo, esponendo il nostro pensiero, di culture antiche (non solo asiatiche), ma anche di contenuti moderni relativi ad un certo modo di vedere le cose, i fatti umani, la vita.
Siamo d’accordo con Searle[5] circa la differenza fra intelligenza e intelligenza artificiale, fra uomo e macchina, fra manipolazione semplice di simboli e vero pensiero. I programmi non sono condizione necessaria e sufficiente perché sia data una mente, ma occorre dare ad una mente dei dati (o programmi) perché essa possa pensare. Come ha scritto Boncinelli[6] l’uomo è l’unico essere dotato di vera identità, poiché mette una finalità nelle proprie azioni ed è dotato di memoria degli eventi. Inoltre, dalle sue conoscenze ed esperienze, si fornisce di una coscienza individuale, irripetibile e, pertanto, misteriosa (come Ya) e sorprendente.

Questa rubrica in fondo riguarda il concetto di coscienza, cioè quell’insieme di sensazioni, riflessioni e percezioni assolutamente incomunicabili e non categorizzabili, che fanno di ognuno di noi un essere unico e irripetibile, pur partendo da dati biologici comuni. In maniera un po’ meno organizzata di quanto fatto, quattro anni fa, da Pethes Nicholas, e Ruchatz Jens[7], qui cerchiamo di comporre una sorta di dizionario della memoria e del ricordo, per creare nuove coscienze e sviluppare autentiche (cioè consapevoli) identità.
Speriamo di offrire al lettore la possibilità di una riflessione trasversale e davvero interdisciplinare, supportata da una sufficiente bibliografia. E speriamo, ancora, che il “misterioso Ya”, porti fortuna a questo nuovo, inedito impegno.



Note

[1] Prezioso tessuto di seta, anticamente prodotto nellol Sichuan, la cui capitale, Chengdu, durante il periodo degli Han orientali (25-220 d.C.), fu chiamata Jincheng (Città del Broccato). Quando si scoprì che il broccato diventava più brillante e fresco lavandolo nelle acque del fiume presso Chengdu, questo fu chiamato Jin Jiang o Fiume del Broccato. Durante il periodo delle Cinque Dinastie fu capitale della Cina e lungo le mura della città venne piantato dell'ibisco: da qui nacque il nome di Furong (Ibisco). Ancora oggi vi si trova la casa di Du Fu, il massimo poeta cinese del periodo Tang. Du Fu giunse a Chengdu nell'inverno del 759 d.C. L'anno seguente al suo arrivo fece costruire nella parte occidentale della città presso il Huanhuaxi Jiang (Fiume che Bagna i Fiori), la cosiddetta Du Fu Caotang o Capanna di Du Fu, dove visse saltuariamente per circa quattro anni e scrisse gran parte delle sue 240 poesie. La capanna è stata più volte restaurata e ingrandita.
Sulle rive dello stesso fiume, durante la dinastia Song (960-1280 d.C.), fu eretto un tempio in onore del poeta. Nell'attuale complesso di edifici è il tempio Gongbuci che ospita una statua in pietra di Du Fu e un museo della sua opera e dei dipinti che lo celebrano.
Il Presidente dell’AMSA è, dal 1994, membro onorario del Colleggio Medico di Chengdu, uno dei più antichi e famosi della Cina.
[2] I nobili del periodo Shang e Zhou dell’ovest (XVI secolo-771 a.C.) già vestivano di seta e canapa, mentre la gente comune aveva abiti ricavati da pelli di animali.
[3] Fechèr J.: L’Imperatrice della seta. Gli occhi di Buddha, Ed. Cairo Publishing, Milano, 2006.
[4] Alexander Herzen (1812-1870) è considerato il fondatore del populismo Russo,
[5] Serale J.: La mente è un programma, in Mente e Macchina, Quaderni Le Scienze, 1982, 6: 20-23.
[6] Boncinelli E.: Io sono, tu sei, Ed. Mondatori, Milano, 2002.
[7] Pethes N., Richatz J.: Dizionario della memoria e del ricordo, ed. Bruno Mondatori, Milano, 2002.

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