Ebola fear

Di Carlo Di Stanislao
Ebola

L’unica cosa di cui aver paura è la paura
Franklin Delano Roosevelt
Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui
Umberto Eco

Per le statistiche resterà solo una delle centinaia di vittime che Ebola sta mietendo in Africa. Ma non in Sierra Leone, dove Sheik Umar Khan, 39 anni, era un eroe nazionale, tanto che la notizia della sua morte ha gettato un intero Paese nello sconforto. Da mesi, mai risparmiandosi, nell’ospedale di Kenema si batteva per salvare quante più vittime del terribile virus che conosceva benissimo (era virologo), sapendo che sono pochissime le speranze che lascia a chi ne viene infettato. Alla fine di luglio il virus lo aveva aggredito, portandolo alla morte, nonostante il disperato tentativo di salvarlo compiuto dai suoi colleghi di Medici senza frontiere che lo avevano preso in cura nel centro di Kailahun.

La morte di Khan è la prima che colpisce in Africa un personaggio pubblico, aumentando a dismisura i timori per un’epidemia che, dopo i primi casi registrati all’inizio dell’anno, è andata sempre più espandendosi: davanti al virus non ci sono difese se non la prevenzione, poiché non esiste un vaccino. Come bene sanno altri medici, pure essi contagiati da Ebola e che stanno lottando contro la morte per aver cercato di aiutare i pazienti che ormai affollano i centri di assistenza.

Ebola è stato identificato per la prima volta nel 1976, in occasione di due differenti focolai epidemici, correlati da punto di vista temporale, in Sudan e nello Zaire e da allora diversi focolai e epidemie sono stati registrati in Africa fino all’ultima prima di questa, nel 2005 in Congo, per un totale di circa 1.900 casi e 1.300 morti. Ora l’allarme cresce e l’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato come i morti a causa della febbre emorragica sono già arrivati a 887 nei quattro Paesi colpiti dell’Africa Occidentale, mentre le infezioni accertate sono salite 1.063. Gli Stati Uniti intanto hanno inviato una task force di 50 esperti e specialisti nei Paesi dove covano i focolai del virus: Nigeria, Liberia, Sierra Leone e Guinea.

Le buone notizie e le speranze arrivano da un siero sperimentale “segreto” prodotto negli Usa e usato sui due missionari americani ammalatisi in Liberia ed ora entrambi in miglioramento. Il siero, prodotto dalla MAPP Biopharmaceutical, ha avuto un effetto miracoloso, ma intanto l’OMS ha messo in guardia contro le “conseguenze catastrofiche” della diffusione del virus e del rischio di propagazione ad altri Paesi sottolineando che le forze ‘schierate’ in campo a livello di singoli Paesi e internazionale sono “tristemente inadeguate”.

I presidenti delle nazioni colpite dall’epidemia non saranno presenti al summit dei leader africani a Washington e l’Unione africana (Ua) in Somalia ha cancellato l’arrivo di un nuovo battaglione militare dalla Sierra Leone. Intanto è scontro in Gran Bretagna dopo che il segretario generale del sindacato per i dipendenti del servizio immigrazione, Lucy Moreton, ha dichiarato alla BBC che le dogane del Regno Unito non sono pronte per fronteggiare un’emergenza sanitaria causata dal virus. Negli Usa infine si è deciso di aumentare i controlli all’aeroporto Jfk di New York e in altri aeroporti con scali internazionali.

I pazienti con eventuali sintomi del virus verranno subito messi in quarantena. La Farnesina sconsiglia “i viaggi non necessari in Liberia e in Sierra Leone” e segnala anche che in Liberia e in Sierra Leone “non è presente una Rappresentanza diplomatico-consolare italiana e, pertanto, l’Ambasciata d’Italia ad Abidjan (competente per la Sierra Leone) non potrà garantire ai connazionali una piena assistenza consolare.

Il National Institute of Health ha inoltre detto che, a settembre, inizieranno i primi test sull’uomo di un vaccino contro il virus e ricordato che esso sta lavorando da due anni su diverse versioni del vaccino. L’agenzia federale ha ottenuto buoni risultati sui primati, l’ultimo step prima dei test sull’uomo. “Stiamo lavorando con l’Fda per avviare la prima fase dei trial il più presto possibile – spiega Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) -. I primi risultati potrebbero arrivare già all’inizio del prossimo anno”.

Per quanto riguarda il nostro Paese, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali ribadisce che la diffusione dell’epidemia all’interno del territorio nazionale è da considerarsi improbabile e che l’unica via attraverso la quale una persona portatrice dell’infezione potrebbe teoricamente raggiungere l’Europa è un volo diretto da uno dei paesi colpiti. Nessun rischio che l’infezione posa giungere via mare, poiché ha una incubazione di te giorni e determina morte fulminante, sicché è impossibile, dice il ministro Lorenzin, che persone partite dalle zone interessate dall’epidemia, abbiano attraversato il nord Africa via terra per poi imbarcarsi verso l’Europa e giungere sino a noi.

Tuttavia, nonostante tutto, una nuova proposta shock viene dalla Lega in Regione Lombardia: “Una quarantena preventiva nei centri di accoglienza per i clandestini che arrivano ogni giorno a Milano”, proposta dal consigliere Rolfi ed accolta con scetticismo e sorpresa perfino dalla maggioranza di centrodestra che sostiene la giunta Maroni.

Nel frattempo Medici Senza Frontiere (MSF) sta continuando il suo lavoro a supporto delle autorità sanitarie nei Paesi africani colpiti, trattando i pazienti e applicando le misure necessarie per contenere l’epidemia. Costa d’Avorio, Mali, Senegal e Guinea Bissau stanno attivando i protocolli per la diagnosi precoce della malattia, in modo da reagire tempestivamente se dovesse essere necessario. Nel frattempo la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale si è rivolta alla comunità internazionale per contenere la diffusione del virus. Maggior tranquillità invece per turisti e viaggiatori, per i quali il rischio è considerato molto basso, a patto che si eviti il contatto diretto con secrezioni biologiche di persone infette, sia vive che morte.

Ricordiamo, come già detto, che il periodo di incubazione di Ebola è di pochi giorni e che i sintomi sono: febbre alta, nausea, vomito e diarrea, fino ad arrivare ad emorragie diffuse. Il contagio avviene solo nel momento in cui si manifestano i sintomi e soltanto per contatto con i fluidi corporei del paziente, mai per via aerea. Inoltre, candeggina, luce solare o asciugatura uccidono il virus Ebola come altri virus e ancora conviene, nelle aree a rischio, cucinare bene i cibi in particolare quelli di origine animale e mangiare frutta perfettamente integra, cioè non contaminata dai morsi dei pipistrelli.

Sul portale del Ministero della Salute, una scheda con 15 domande e risposte offre ulteriori consigli per chi deve viaggiare o e’ di rientro dall’estero. La paura dell’epidemia è radicata nell’essere umano e prevale sulla comunicazione basata sull’evidenza e sugli elementi scientifici disponibili. Esempio eclatante quanto accaduto con l’influenza aviaria. Il principio di precauzione richiederebbe di sposare lo scenario peggiore e di prepararsi a una epidemia violenta: limitazioni agli spostamenti e riduzione degli eventi di comunità; campagna per il lavaggio delle mani e per le misure di distacco sociale; acquisizione di farmaci e vaccini in quantità e preparazione di piani urgenti specifici.

In verità la paura e relative precauzioni riguardano la già martoriata Africa e la parte più povera di quel continente, non certo noi che, attualmente, riceviamo solo epidemie mediatiche, come nei casi mucca pazza, Sars (comunissimo virus del raffreddore, che ha prodotto una catastrofe economica e, soprattutto, influenza aviaria (un cataclisma mediatico durato sei mesi senza che vi sia stata alcuna trasmissione del virus H5N1 da uomo a uomo).