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LA GENTILEZZA DELLA FITOTERAPIA

 

Marco Zancarella

 

Parte terza

Parte prima - Parte seconda

 


Riassunto: Lo studio e l'utilizzo della più antica terapia dell'umanità richiede al medico attuale l'impegno logico della scienza unito a quello poetico della tradizione orientale. Vengono discusse le principali questioni aperte dallo studio scientifico, dall'esperienza cinese, dall'attuale domanda di fitoterapia e dalle basi di botanica per proporre una comprensione generale del valore della fitoterapia.

Nella terza parte si indagano le caratteristiche della fisiologia vegetale per trovare il significato delle capacità curative delle piante che certamente non sintetizzano molecole complesse come quelle che utiliziamo in terapia se non per scopi ben definiti. Spiccano le strutture cellulari tipicamente vegetali (i cloroplasti ed i vacuoli) nelle quali sono concentrate la maggior parte delle molecole utili nei fitocomplessi. Si osserva che tali molecole appartengono al così detto metabolismo secondario che nelle piante, esseri immobili e senza organi interni adempiono alla funzione di comunicazione e difesa. Si ipotizza che la biochimica umana, similmente a quella degli altri animali si sia evoluta in funzione anche della disponibilità dei principi attivi offerti dalle piante. Gentilezza sembra il sostantivo-aggettivo con cui sintetizzare le caratteristiche della fitoterapia per lo studio rafinato e paziente che richiede, per i risultati che può offrire e per il senso di sostegno che può evocare da parte della natura.

 

Parole chiave: fototerapia, fitocomplesso, gentilezza, consenso informato, fitoterapia cinese, metabolismo secondario vegetale, sapori, educazione alla salute, alimentazione, rapporto medico paziente, fiori di Bach.

 

Summary: In this third part the characteristics of the physiology are inquired vegetable in order to find the meant one of the curative abilities to the plants that sure do not synthetize complex molecules like that we use in therapy if not for scopes very defined. Vegetables detach the cellular structures typically in which are concentrated the greater part of useful molecules in the phytocomplex. It is observed that such molecules belong to therefore said secondary metabolism that in the plants, immovable beings and without inner organs to the function of communication and defense. One assumes that human biochemistry, similarly to that one of the other animals has risen in function also of the availability of the active principles offers from the plants. Gentility seems the adjective with which synthetizing the characteristics of the phytotherapy for the refined study and patient whom it demands, for the result that can offer and the sense of naturality.

 

Key words: phytotherapy, phytocomplex, gentility, informed consent, Chinese herbal medicine, prescriptions, education to the health, feeding, medical relationship patient, Bach flowers.
 


 

Considerazioni attorno ai fondamenti della fisiologia vegetale
 

Ricordando lo studio della biochimica medica, risulta subito evidente che la fitoterapia propone una rosa di molecole completamente diverse da quelle che incontriamo nella fisiologia cellulare, degli organi ed apparati umani. Tannini, flavonoidi, cumarine, antrachinoni, ecc. sono molecole così dissimili da quelle della fisiologia umana che sorge la curiosità di comprendere per quale motivo le piante possiedono questo patrimonio biochimico completamente estraneo alla biologia animale.

In effetti la biologia vegetale è molto diversa da quella animale; una sintetica rassegna delle differenze può essere la seguente (1):

 

a)     Non si spostano nell'ambiente

b)     Lo sviluppo dei suoi organi è verso l'esterno (non verso l'interno come negli animali): foglie radici, fiori

c)     La superficie di contatto con il mondo esterno è grande e in continua crescita: sono organismi "aperti"

d)     Il corpo possiede una simmetria radiale in quanto forza di gravità e linee di crescita (verso l'alto) sono sulla stessa direzione. Simmetria bilaterale si trova solo negli organi che presentano i due vettori gravità e crescita ortogonali (foglie).

e)     Non sono rare piante con vita secolare, o millenaria

f)       Sono fototrofe e quindi non hanno bisogno di assumere nutrimento organico

g)     Le cellule vegetali sono osmotrofe, assorbono, cioè, solo sostanze disciolte in acqua, mentre le cellule animali sono anche fagotrofe (possono assorbire anche particelle con la fagocitosi)

h)     Le cellule vegetali producono una parete rigida che serve a stabilizzare la pressione interna ed a consolidare definitivamente la posizione della cellula, mentre le cellule animali sono immerse in liquidi isotonici e possono migrare nell'organismo.

i)        Le cellule vegetali hanno due organuli interni assenti negli animali: i plastidi ed i vacuoli

 

I plastidi possono assumere la funzione fotosintetica (cloroplasti), o di immagazzinamento di materiali di riserva (amiloplasti per amido, elaioplasti per olio, proteoplasti per cristalli proteici), o di segnalazione (gerontoplasti) (cromoplasti). Particolarmente numerose sono le forme assunte dai cloroplasti nelle varie piante. Tra i più frequenti sono i cromoplasti globulosi che contengono pigmenti non polari: cromoplasti tubolosi che contengono carotenoidi o xantofille acilate; cromoplasti cristallosi con beta carotene; cromoplasti membranosi con lipidi. In generale nei cloroplasti si realizzano le condizioni per la compartimentazione e l'accumolo di molecole idrofobe.

Il vacuolo, oltre alla funzione di stabilizzatore del "turgore", (l'equilibrio tra pressione osmotica-idrostatica e pressione della parete cellulare), possiede la funzione di raccoglitore di eccedenze metaboliche cellulari temporanee (saccarosio nelle cellule della barbabietola da zucchero, ecc), o definitive (prodotti del metabolismo secondario). Molte sostanze si trovano nei vacuoli in forma di glicosidi. Questo da un lato consente una modulazione delle qualità osmotiche interne della cellula (osmoliti) e dall'altro mantiene segregate sostanze rese idrofile che non possono superare la barriera della membrana del vacuolo. Questo consente alla cellula la segregazione non solo di prodotti del suo catabolismo (le piante non hanno reni), ma anche di sostanze velenose come diversi alcaloidi, tannini.

Il metabolismo secondario delle piante determina gran parte delle molecole responsabili dell'attività farmacologica del fitocomplesso. Sono composti chimicamente eterogenei che hanno la caratteristica di non essere indispensabili al metabolismo fondamentale delle cellule e di possedere, invece, funzioni "ecologicamente attive". Hanno funzioni descritte come "addescanti", "inibenti sugli erbivori", "velenose", antibatteriche ecc.. In estrema sintesi queste molecole derivano dal metabolismi dei fenoli e da quello degli alcaloidi e realizzano un numero enorme di strutture molecolari (almeno 20.000).

Da queste informazioni di fisiologia vegetale possiamo dedurre che i componenti biochimici contenuti nei fitocomplessi clinicamente attivi sono prodotti dalle piante per le loro funzioni specifiche di "comunicazione" con l'ambiente. La loro biologia ha sviluppato strategie comunicative basate su una immensa varietà di molecole, distinte anche chimicamente da quelle coinvolte nel metabolismo primario.

Ad esempio, nel plastidio la clorofilla è certamente una molecola primaria per il metabolismo della pianta in quanto possiede l'abilità di trasformare l'energia luminosa in quella chimica assicurando la vita autotrofa della pianta. Il plastidio, però, assume anche altre importanti specializzazioni nell'uso della luce. Mediante modifiche dei suoi pigmenti, il plastidio elabora la luce anche in altri modi: con molecole del suo metabolismo secondario il plastidio può anche riflette la luce all'esterno con diverse lunghezze d'onda e così "parlare" con gli animali segnalando con i colori il proprio nettare, o i propri veleni: i colori dei fiori.

L'altro organulo esclusivo della cellula vegetale è il vacuolo. Nelle piante la funzione renale di allontanamento delle scorie non è "centralizzata" in uno specifico organo come negli animali. Ogni cellula possiede quindi il suo compartimento di accumulo di prodotti estranei al metabolismo nel "vacuolo". In esso si possono concentrare prodotti del catabolismo cellulare, ma ritroviamo anche molte molecole del metabolismo secondario con evidenti funzioni "ecologiche", cioè messaggi chimici funzionali alla comunicazione della pianta con l'esterno: ad esempio, oli essenziali, o veleni.

Il senso di questa vita di relazione delle piante sembra ovvio. Un organismo con la caratteristica dell'immobilità nell'ambiente deve sviluppare strategie di comunicazione adeguate per allontanare i nemici ed avvicinare gli amici, o .. fare sesso!!.

Tra le stupefacenti strategie del mondo vegetale notiamo che nella filogenesi delle piante sono comparse per ultime (più o meno contemporaneamente alla comparsa dell'uomo) piante in grado di legare patti di alleanza con gli animali riguardo alla loro sessualità. Mentre le piante più semplici affidano la loro possibilità di riproduzione sessuata al vento, le Angiosperme sviluppano organi specifici che comunicano con gli animali: i fiori. Ad esempio, dicono "cara ape, se vieni a prendere il mio polline e lo porti al fiore vicino per fecondarlo ti premio con il cibo che preferisci in quantità per te ottimale". Ovviamente, non si tratta di una frase in lingua italiana, o inglese, ma di una comunicazione non verbale, che però possiede la sua struttura, la sua informazione ed è recepita dal ricevente che reagisce all'informazione con un comportamento conseguente. In pratica, la pianta struttura il fiore della grandezza adatta per l'insetto interessato, lo fornisce di una quota di cibo che per l'insetto costituisce il premio ottimale e lo avvisa con adeguati colori quando il tutto è pronto. L'insetto, nelle condizioni climatiche ottimali per quel fiore, esplora l'ambiente, percepisce i segnali del fiore, esegue il lavoro dell'impollinazione e intasca il nettare di premio. Per questa comunicazione si selezionano pigmenti e molecole adatte, intere linee metaboliche di sintesi di molecole originali del metabolismo secondario, e si strutturano anche complessi processi di differenziamento tissutale nella pianta. Si adatta quindi anche lo stesso patrimonio genetico.

E su queste opportunità di nutrimento regalato dai fiori si evolve l'insetto fissando altrettanti schemi di comportamento "vincenti".

Una simile "comunicazione" delle piante col regno animale può riguardare l'impollinazione come appena descritto, oppure la funzione di disperdere nell'ambiente il prodotto del concepimento. In questo caso, l'ovaio o i suoi annessi diventano della forma adatta per essere trasportati dagli animali, o sul loro pelo (Bardana), o nel loro stomaco (Melo). Anche qui, altri animali sviluppano le loro linee evolutive adattando le loro strutture, i loro istinti ed il loro metabolismo a queste offerte di premi nutrizionali disponibili nelle piante.

Sono alleanze complesse e perfette che mostrano l'evoluzione filogenetica combinata degli animali e delle piante: i primi che si adeguano alle offerte di cibo delle piante e queste che selezionare messaggi luminosi, o biochimici per attrarre o allontanare rispettivamente impollinatori, o predatori.

Le piante, infatti, ci mostrano una varietà immensa di molecole che utilizzano per la loro "comunicazione ecologica. Alcune di queste, come i pigmenti colorati, o gli oli essenziali, o gli antibiotici, o le resine hanno evidenti funzioni di attrazione o repulsione. Ma molte altre modulano segnali biochimici anche complessi verso gli animali. Conosciamo il significato di una piccolissima percentuale di queste molecole, ma è molto verosimile che le piante non sprechino energia per sintetizzare complesse molecole inutilmente e che quindi ciascuna molecola del metabolismo secondario abbia un significato nell'interazione con l'ambiente e con gli animali (uomo compreso).

Questa interazione nella filogenesi per le piante rappresentò la definizione di linee metaboliche per la sintesi di nuove molecole, anche molto complesse, per nulla necessarie al metabolismo cellulare, ma significative nelle relazioni con gli animali predatori, impollinatori, o trasportatori di semi. E' molto suggestivo notare come, parallelamente la biologia animale si sia differenziata nella sensibilità a questo, o a quel veleno vegetale, oppure nella capacità di utilizzare nutrimenti da questa o quella pianta.

Altrettanto modulata può essere stata l'evoluzione della biologia molecolare umana che si è adattata alle piante non solo per un primario bisogno nutrizionale, ma anche per una più ampia complementarietà fisiologica. Troviamo un esempio di questa complementarietà nelle vitamine che la nostra biochimica cellulare non sa sintetizzare, ma che in parte assumiamo mangiando vegetali.

La suggestione di queste osservazioni fa pensare che la nostra sensibilità biochimica ai fitocomplessi vada molto oltre il semplice significato nutrizionale. Possiamo ipotizzare che questa complementarietà biochimica si sia strutturata durante la filogenesi tra l'uomo e le piante anche per altre funzioni: ad esempio, è possibile che i limiti delle nostre capacità immunitarie nei confronti dei microbi si siano definiti anche in funzione delle capacità antimicrobiche che l'uomo può assumere dalle piante disponibili nel suo ambiente (antibiotici). In altre parole, può non essere un caso che la nostra biologia umana risulti sensibile a talune piante e possa quindi da queste essere "curata".

Tale sensibilità e possibilità di cura deve essere stata importante durante la nostra filogenesi durante la quale eravamo costantemente e intimamente a contatto ed in interazione con la variopinta gamma di fitocomplessi presenti nel mondo vegetale.

A proposito di evoluzione della sensibilità, possiamo notare come il nostro organo del gusto e dell'olfatto siano enormemente più potenti nel percepire le caratteristiche delle piante piuttosto che quelle degli animali. I sapori dei cibi animali sono spesso modificati con le droghe, o con la cottura. La carne non ci risulta dolce, o amara, o piccante con la stessa evidenza dei sapori dei cibi vegetali (una mela, l'insalata, la cipolla..). Le piante invece ci stimolano un'infinità di sapori e odori; questa è una evidenza di come, per la nostra evoluzione, sia stato fondamentale disporre di un raffinatissimo laboratorio di analisi chimica per selezionare i fitocomplessi adatti ed individuare quelli velenosi e quelli utili.

Certamente l'uomo antico, come ogni altro animale si deve essere reso conto che i cibi vegetali potevano sortire effetti molto diversi. Se per i nostri lontani antenati le carni delle varie prede erano molto simili tra loro in quanto a gusto ed a valore nutritivo, ben più grande varietà avranno sentito tra i cibi vegetali: sapori enormemente vari, da frutti sopraffini, a frutti aspri, radici dolcissime, o amare, cibi vegetali molto nutrienti, oppure solo dissetanti, ecc. Inoltre ogni pianta poteva offrire i suoi frutti migliori solo in una data stagione, piante da mangiare in inverno, altre in primavera ecc. E poi, di una pianta si mangiano solo alcune parti: in alcune le radici, in altre i fiori, o i frutti, o le foglie, o la corteccia… E poi avranno scoperto le piante velenose e quelle curative. I veleni, o i farmaci.

Questa funzione terapeutica delle piante è osservabile anche presso gli animali, con particolarità tipiche per ogni specie animale. Piante che risultano cibo, o terapeutiche per una specie animale possono essere velenose per un'altra.

Una osservazione che si può fare in questo contesto, pur in assenza di alcuna documentazione scientifica, riguarda l'efficace psicoterapica dei fiori.

La floriterapia ha indicazioni interessanti nel campo della psicoterapia ed il fiore è certamente l'organo delle piante che sa "parlare" agli animali; questa è una capacità che noi uomini non abbiamo ancora conquistato: sappiamo "parlare" a malapena con i mammiferi, ma non certo con le piante, che pure sappiamo molto manipolare in agricoltura.

E' molto curioso come l'evoluzione delle piante abbia sviluppato piante con fiori nel periodo in cui dalle scimmie primitive si differenziava l'uomo. Per quelle piante la comunicazione con gli animali impollinatori segnò un balzo evolutivo enorme che le affrancava dal vento, cioè da energie non controllabili alle quali era affidata la loro procreazione. L'interazione con gli animali sviluppò quindi un complesso e variopinto linguaggio fatto di forme e colori, ma anche di incentivi metabolici con i quali le piante premiavano l'alleanza con l'animale amico. Dagli erbivori si sono così potuti evolvere specie di mammiferi che si nutrivano di frutti prodotti dei fiori.

Le personali considerazioni attorno agli elementi generali della botanica ci sono sembrati spunti utili alla comprensione dei difficili aspetti della fitoterapia menzionati nelle precedenti sezioni:

la complessità e profondità dell'azione farmacologica dei fitocomplesso in tutte le funzioni fisiologiche umane la conoscenza dell'efficacia terapeutica delle piante in ogni cultura anche antichissima, e tracce di questo istinto terapeutico "fitoterapico" negli animali la millenaria cultura orientale che conosce in modo raffinato le proprietà curative delle piante mediante categorie di conoscenza analogiche.

 

CONCLUSIONE: gentilezza

 

         Le persone a cui proponiamo le conoscenze di fitoterapia pratica generalmente sono molto disponibili a comprendere indicazioni e controindicazioni in nome di una alleanza con le risorse curative della natura che in genere evoca fiducia e fascino. Questa disponibilità talvolta può diventare ignorante creduloneria. Al contrario, sempre meno i pazienti credono che l'ultimo ritrovato farmaceutico che la ricerca produce sia il toccasana tanto atteso, anzi, a dispetto del rigore scientifico della ricerca farmaceutica, si riscontra sempre più diffidenza dei pazienti verso la farmacoterapia convenzionale.

In ogni caso, alle molte persone che si interessano di fitoterapia la possiamo proporre come una terapia gentile sotto diversi aspetti:

 

Gentilezza nella proposta terapeutica:

la proposta di una droga va accettata dal paziente non con riserva, ma con la consapevolezza di verificare l'effetto dell'interazione tra il proprio organismo umano ed una o più piante e che tale interazione è certamente unica e solo in parte prevedibile. E' quindi una verifica di efficacia che richiede cautela e attenzione da parte anche del paziente. E' importante che il paziente sia gentile con se stesso e chieda di essere assistito da un medico in questo tentativo

 

Gentilezza nella preparazione della droga:

la persona può trovare la droga nel proprio orto, o in una confezione in farmacia, ma in ogni caso deve sapere che la sua possibile efficacia dipende anche dalla cura con cui la pianta viene coltivata, con cui viene scelto il periodo di raccolta, con cui viene preparato l'estratto pronto per l'assunzione. Tutti questi passaggi per certe droghe possono benissimo essere effettuati direttamente nel proprio orto, trovando soddisfazioni molto intense nel piacere di curare sé o i propri cari con questa farmacia naturale. Le mille piccole strategie agricole saranno applicate con un atteggiamento fermo ma attento, continuo ma fiducioso, accurato ma non invasivo, insomma un atteggiamento "gentile" che consentirà un raccolto di piante ricche di preziosi aiuti per la salute. Per chi non dispone di un orto e di tempo per coltivarlo, o per chi ha bisogno di droghe particolari, ci si augura che altrettanta gentilezza e premura venga utilizzata dai produttori e distributori di fitoterapici.

 

Gentilezza nella assunzione:

un fitoterapico è un vegetale molto simile ad una alimento, ma deve essere assunto come un farmaco normale: attenzioni sul dosaggio, sui rapporti con i pasti, o con il sonno, ecc. Gentilezza quindi nel proporre alle persone questa fonte di conoscenze terapeutiche affinchè le persone assumano una cultura verificabile di persona rispetto alla potenza delle piante, sia in senso terapeutico che nei loro effetti dannosi: le bevande alcooliche, come anche il caffè, possono dare effetti sulla salute negativi, mentre tisane di piantaggine, o di eucalipto possono accompagnare il miglioramento di banali malesseri transitori. Con queste raccomandazioni, possiamo certamente proporre ai nostri pazienti una gamma di semplici presidi nella gestione di una corretta autocura, o nell'instaurare piani di prevenzione mirati.

 

Gentilezza dell'effetto delle droghe:

gli effetti terapeutici delle droghe sono generalmente lenti nella loro comparsa, con una efficacia che può riguardare non solo la sintomatologia accusata, ma anche altri malesseri minori non apparentemente connessi con la malattia.

Queste "gentilezze" sono ben sintetizzate nelle modalità con cui le varie culture utilizzano le piante dei propri territori. Le tradizioni di medicina popolare non spiegano il perché una data erba funziona, ma descrivono in dettaglio "come" una droga si usa e in quale condizione. Queste conoscenze tradizionali oggi possono essere abbondantemente amplificate nelle conoscenze scientifiche che la ricerca inizia a fornire sulle droghe, la FITOTERAPIA SCIENTIFICA.

Ora possiamo disporre di tutte le piante che provengono da tutto il mondo e da moltissime culture e medicine popolari, ma dobbiamo inserire queste opportunità di cura in un corretto approccio sia sul lato scientifico, che culturale che su quello del consenso informato ai pazienti. Possiamo sintetizzare questo lavoro con la "Gentilezza della Fitoterapia Scientifica".

 

 Bibliografia

1.      Buchanan B., Gruissem W., Jones R. "Biochemistry & Molecular Biology of Plants " American Society of Plant Physiologists 2000

 

Per chiarimenti:
Marco Zancanella
v.le XX Settembre, 119

45027 Trecenta (RO)

e-mail: [email protected]